Gas tracciante: quando è l'unico metodo che funziona

Nei circuiti chiusi, nelle tubazioni in plastica e nelle perdite piccolissime il rumore non basta. Il gas tracciante, una miscela di idrogeno e azoto, esce dalla fessura e viene rilevato in superficie con precisione millimetrica.
Come funziona
Si svuota il circuito e lo si riempie con una miscela al 5% di idrogeno in azoto. L'idrogeno è la molecola più piccola esistente: attraversa massetto, piastrelle, terra. Un rilevatore elettronico sensibile a poche parti per milione viene passato in superficie e segnala dove la concentrazione è massima.
I casi tipici
Riscaldamento a pavimento: il circuito è in plastica, a bassa pressione e non fa rumore. Piscine e vasche: i tubi sono interrati in profondità. Impermeabilizzazioni di terrazzi: il gas immesso sotto la guaina affiora dalla lesione. Tubazioni in polietilene interrate in giardino. Perdite lente che il geofono non sente.
Sicurezza
La miscela al 5% è sotto il limite di infiammabilità dell'idrogeno ed è quella prevista dalle norme per le prove di tenuta. Non è tossica, non lascia residui e si disperde rapidamente. Il circuito viene poi sfiatato e rimesso in servizio.
Tempi
La prova richiede di svuotare il circuito e attendere che il gas raggiunga la superficie: da un'ora a mezza giornata a seconda di spessori e profondità. Per questo la combiniamo spesso con termocamera e geofono per restringere prima l'area.
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Il servizio collegato a questo argomento è Diagnosi con gas tracciante. Interveniamo a Bergamo e in tutti i capoluoghi del Nord Italia, Toscana e Lazio. Chiama il 375 5515284.

